House Of Garbage

Maurizio Cattelan a Varsavia

Lo scorso 28 Novembre l’artista veneto, Maurizio Cattelan ha  installato, nel ghetto di Varsavia, Him la famosa statua che rappresenta Hitler che prega in ginocchio.

L’opera è piazzata in una galleria ed è visibile a 100 metri di distanza solo attraverso un piccolo foro, che fa da occhiello, su un portone.

L’ artista, concettuale e controverso, vuole portarci a riflettere sulla natura del malesulle varie forme e le varie modalità in cui il male si incarna al mondo.


Oggi, il duca bianco compie 66 anni e come regalo pubblica un nuovo inedito dopo dieci anni dall’ultimo brano e sette di silenzi.

Infatti, proprio nel 2012, la nota rivista “Rolling Stone” gli dedicava la copertina di Maggio con: “Che fine ha fatto David Bowie?”

Il brano si intitola “Where are we now?” è una lenta ballata con uno sguardo nostalgico al suo periodo berlinese. 


ISTEROFIMìA | BORONDO SOLO SHOW

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A gennaio durante una mostra alla 999 entra un ragazzo con un rotolo di due metri e mezzo in mano e si mette a guardare i lavori appesi alle pareti. Lo guardo, quel rotolo era ingombrante, infastidiva gli altri ospiti, la 999 è un piccolo spazio. “Che cos’é?” gli chiedo e lui mi risponde che è una cosa che andrà ad attaccare per strada quando farà buio. Ho detto “ok, srotola fammi vedere” sono dovuti uscire tutti per permettergli di srotolare quella carta. La gente era sulla porta che voleva vedere. Il ragazzo dispiega tutto quell’enorme rotolo a terra. Prima c’è stato un attimo di silenzio e poi quel verso di ammirazione spontanea che facciamo tutti, un “oooh” corale si è propagato nella sala. Ho guardato quello che c’era su quella carta, ho guardato il ragazzo negli occhi e gli ho chiesto “l’hai fatto tu?” e lui mi ha sorriso e mi detto “si”. Mi ha detto solo “si”. Il ragazzo aveva 21 anni, parlava con accento spagnolo, si chiamava Borondo e raccontava che faceva questi lavori in strada da parecchio tempo e io continuavo a fissare la carta e avevo la nettissima sensazione di trovarmi davanti ad un grande artista. C’è voluto quasi un anno di lavoro ma finalmente eccoci qua, é la sua mostra che inauguriamo sabato nella disperata incertezza che la nostra stupida galleria sia troppo piccola per un artista così grande.”

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(ILFORD400)


Robert Doisneau - Paris en liberté

Il Bacio dell’Hotel de Ville, 1950 © atelier Robert Doisneau

Sembra quasi di rivivere negli anni ‘50, di passeggiare per le vie di Parigi  muovendosi a ritmo e sulle note di Edith Piaf, di respirare nell’aria l’odore caldo dei forni e il profumo delle baguette e dei croissant, fermarsi per un istante al 15 Rue  de Seine per vedere la vetrina di Romi, bere un caffè in un bristrot osservando: le persone, i gesti e quei baci rari e fugaci fino al calar della notte e svagarsi un po’ al cabaret Concert Mayol.

E’ un viaggio senza tempo fatto di sensazioni, stimoli e frammenti di vita quotidiana fra le architetture del centro fino ad arrivare  alle periferie,  immortalando i veri protagonisti,i parigini, che danno un senso umano e vivo alla loro città.

Questa è l’atmosfera che si vive nelle oltre 200 foto di Doisnau esposte presso il Palazzo delle Esposizioni, mostra ideata dal presidente della Fondazione Fratelli Alinari, Claudio De Paolo e da Atelier Doisneau. 

Francine e Annette Doisneau                                                               ©Ivan Donadio


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